Una guida per accogliere gli autori di reato in misure alternative alla detenzione

Guida pratica per l’accoglienza degli autori di reato”: è questo il titolo del vademecum realizzato dal Centro di Servizio per il Volontariato di Bergamo e pensato per aiutare le associazioni e gli enti del territorio bergamasco ad accogliere gli autori di reato in percorsi riparativi alternative alla detenzione. Negli ultimi anni, infatti, anche in provincia di Bergamo si è assistito ad una crescita del ricorso a misure alternative al carcere, che spesso si traducono in esperienze di volontariato riconosciute come riabilitative oltre che educative e di inserimento nella comunità. 

L’Ufficio Locale per l’Esecuzione Penale Esterna (ULEPE) ha attualmente in carico 1854 adulti. Di questi 388 sono affidati in prova al servizio sociale: sono persone condannate che scontano la pena in misura alternativa al carcere e che hanno tra le prescrizioni il risarcimento alla vittima o in alternativa lo svolgimento di attività socialmente utili. 293 sono, invece, le persone che scontano una sanzione sostitutiva in Lavori di Pubblica Utilità presso enti convenzionati con il Tribunale: a questi vanno aggiunte tutte quelle persone affidate dal Giudice al controllo della Polizia Locale o dei Carabinieri e dei quali ULEPE non ha riferimenti. Altri 315 sono imputati in sospensione del procedimento con l’istituto della Messa alla Prova e tra le prescrizioni hanno l’obbligo di svolgere lavori di pubblica utilità secondo le ore determinate dal Giudice in base alla gravità del reato e presso enti, associazioni, cooperative, parrocchie e strutture del territorio. Infine 402 sono gli imputati per cui risulta pendente una richiesta di Messa alla Prova e per cui l’ULEPE sta svolgendo un’indagine; in caso di concessione di Messa alla Prova anche queste persone svolgeranno le ore di lavori di pubblica utilità presso realtà del territorio. «Numeri imponenti che danno conto del profondo cambiamento del fare giustizia, che vede sempre più il carcere come estrema ratio e cerca di mantenere l’autore di reato radicato nel proprio contesto affettivo e sociale di riferimento – racconta Lucia Manenti, direttrice dell’Ufficio Locale di Esecuzione Penale Esterna -. Le sanzioni sono quindi definite di Comunità, perché si eseguono appunto non in carcere ma nel territorio e richiedono per la loro fruizione l’indispensabile attivazione della Comunità in una condivisione di responsabilità tra l’autore di reato, che riconosce il danno commesso e si impegna a riparare al meglio delle proprie possibilità, e la comunità, che deve mostrare il suo volto più accogliente e ridare una chance ai propri cittadini. È una sfida culturale che siamo tutti chiamati a cogliere, anche se indubbiamente impegnativa perché ci costringe ad abbandonare lo stereotipo del criminale e della sicurezza garantita solo se resta in carcere».

A questi dati si aggiungono quelli sui minorenni: «I minori che nel corso del 2020 sono gravitati all’interno del circuito penale riferiti a tutti i 14 Ambiti della bergamasca sono circa 230: stiamo parlando di ragazzi per cui è stata richiesta dal Tribunale per i Minorenni o dalla Procura un’indagine psicosociale (ex Art.9 DPR 448/88) oppure ragazzi che sono all’interno dell’istituto di Messa alla Prova, approvato tramite ordinanza – ha spiegato Valentina Vielmi, agente di rete penale minorile per l’Ambito di Bergamo -. In entrambi i casi, il percorso è caratterizzato da un accompagnamento, psicologico o educativo, in carico ai servizi sociali di riferimento».

Di conseguenza è cresciuta anche la ricerca di enti ed associazioni disponibili ad accogliere le persone sottoposte a provvedimenti di natura giudiziaria per un periodo più o meno lungo, affinché possano portare a termine il proprio percorso riparativo. Il CSV di Bergamo, attraverso i progetti Pit Stop e Gioco di squadra 2 con capofila il Comune di Bergamo, ha mappato sul territorio della provincia 484 enti che tra il 2014 e il 2020 hanno accolto autori di reato. I due progetti sono stati per il Comune di Bergamo «Un’importante opportunità per collaborare con soggetti molto diversi tra loro, tutti impegnati nella costruzione di reali politiche inclusive e nel costruire tracce di futuro – come ha spiegato l’Assessore alle Politiche Sociali Marcella Messina -. La guida in realtà è un intreccio di reti, di connessioni, tra società civile e le comunità. Io credo che si tratti di un modo diverso, moderno e innovativo di concepire la pena puntando non all’esclusione ma all’inclusione. Attiene all’importanza di una cultura diffusa della giustizia, in favore di una comunità accogliente. I dati parlano chiaro: il rischio di recidiva crolla quando si sconta la pena in modo alternativo al carcere. Per poterlo fare abbiamo necessariamente bisogno della comunità, delle associazioni e delle reti. Probabilmente ci stiamo riuscendo in questo percorso, abbiamo però bisogno dell’aiuto di tutti».

Tra i soggetti accoglienti mappati il 30% sono Comuni, il 27% associazioni e il 23% parrocchie. Presenti in forma minore anche le cooperative sociali (12%), le strutture sanitarie residenziali (5%), le scuole (2%) e altri soggetti (1%). I soggetti ospitanti sono equamente distribuiti all’interno dei diversi Ambiti territoriali, con una presenza più marcata nell’Ambito di Bergamo (16%) e un picco più basso nell’Ambito di Dalmine (7%). In sei anni 452 delle realtà mappate hanno accolto persone in messa alla prova, altre 149 hanno ospitato lavori di pubblica utilità come conversione pena e 17 hanno inserito al proprio interno persone per l’affidamento in prova al servizio sociale.

Sono numeri che danno la misura di come il ricorso a questi istituti giuridici sia sempre più diffuso e che chiedono ad associazioni ed enti di essere pronti ad accogliere sia adulti che minori in situazioni di fragilità, che si avvicinano al volontariato non per scelta ma per “obbligo”. «Aprirsi all’accoglienza di questi volontari ‘involontari’ ci richiama a riscoprire la nostra vocazione originaria di volontariato che promuove inclusione sociale e riconoscimento della dignità di ogni uomo – spiega Oscar Bianchi, presidente del Centro di Servizio per il Volontariato di Bergamo -. Questo non basta: le associazioni devono essere capaci di accogliere queste persone e di gestire il loro inserimento con cautela e competenza, rispettando norme, procedure, dispositivi. Da anni le accompagniamo in questi percorsi e proprio a partire da questa esperienza ci è sembrato utile costruire uno strumento che possa aiutarle nell’adempiere a tutte le procedure in modo corretto».Il vademecum, composto da diverse schede ognuna delle quali dedicata ad una specifica misura alternativa alla detenzione, contiene una descrizione semplice e comprensibile dei principali dispositivi incontrati dall’associazionismo e mette a disposizione suggerimenti, strumenti operativi, consigli utili per superare dubbi e difficoltà. Le prime schede della guida sono già scaricabili gratuitamente dal sito bergamo.csvlombardia.it, e verranno aggiunte a breve anche le altre. La guida completa verrà distribuita in forma cartacea in tutta la provincia di Bergamo.

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