Per approfondire/Bambini con l’etichetta

Negli ultimi vent’anni il numero di bambini italiani colpiti da una neurodiagnosi è cresciuto in modo abnorme. Se in passato certi disturbi venivano sottostimati, oggi si è passati all’eccesso opposto. A sostenerlo è Michele Zappella, già docente di Neuropsichiatria infantile all’Università di Siena, con un’esperienza clinica di oltre cinquant’anni nel campo dei neurodisturbi. Il suo libro “Bambini con l’etichetta. Dislessici, autistici, iperattivi: cattive diagnosi ed esclusione” è un duro attacco “alla strategia di definizione precoce della diversità promossa dal sistema scolastico, sanitario e culturale”.

Zappella attraverso la sua lunga e ricca esperienza consatata come nella maggior parte dei casi dei bambini che arrivano nel suo studio con una neurodiagnosi, quest’ultima si riveli errata. “In sostanza dei disturbi emotivi, di origine ambientale, vengono scambiate per gravi patologie neuropsichiatriche”. Ad esempio la diagnosi di autismo, secondo Zappela, a volte viene fatta per bambini che sono solo molto timidi con difficoltà relazionali. Molti hanno situazioni familiari difficili. Spesso esce fuori che il loro vero problema è il bullismo. Il libro analizza vari casi e mette in guardia anche sui test, che secondo vari studi hanno un’affidabilità limitata, e suella valutazioni cliniche dirette, condotte in ambienti ospedalieri dove i bambini, posti in un contesto allarmante, spesso modificano il loro atteggiamento. Uno degli aspetti più inquietanti di queste diagnosi è che, una volta introiettate, diventano la pietra angolare dell’identità dei bambini

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