Per approfondire/Morti per disperazione e il futuro del capitalismo

Suicidi, overdose, alcolismo: per la prima volta negli Stati Uniti (e non solo) cresce la mortalità tra i bianchi. Angus Deaton e Anne Case, due economisti di Princeton, nel libro “Morti per disperazione e il futuro del capitalismo” edito da Il Mulino nel 2021, si interrogano sulle cause di questo fenomeno. Un libro importante, anche se impegnativo, che aggiunge l’ennesima pietra nel grande edificio teorico degli studi sulla diseguaglianza.

L’analisi dei due stuidiosi rileva due sorprese. 

Primo: negli Stati Uniti sono in deciso aumento nella popolazione bianca non ispanica i “morti della disperazione”, che vuol dire i decessi per tre cause in particolare, suicidi, overdose da stupefacenti e malattie del fegato causate da alcol. 

Secondo: quasi tutte le “morti di disperazione” sono tra persone che non hanno conseguito almeno un baccalariato, che in Italia potremmo chiamare una laurea breve. I non laureati si sposano meno, molti non conoscono neppure i propri figli naturali. Hanno lavori di basso livello pagati sempre meno. Sentono che la società li ha sempre meno in considerazione. È questo che crea la percezione che porta alla depressione. D’altra parte già la storica Carol Anderson aveva notato che chi è stato (o si è sentito) da sempre un privilegiato considera la condizione di uguaglianza come un’insopportabile oppressione. Non bisogna indulgere al pessimismo, dicono gli autori, ma è palese che questo regresso va fermato e l’odierno capitalismo va quanto meno riformato. «Il capitalismo non deve funzionare come fa oggi in America […] Il futuro del capitalismo deve essere un futuro di speranza, non di disperazione», scrivono Case e Deaton.

La soluzione non sta (solo) nell’aumentare il numero dei laureati. È bene che un maggior numero di persone consegua un titolo di studio superiore. Ma non è detto che chi non si laurea debba essere considerato un reietto e trattato come tale. 

In Europa non è così. Non ancora, almeno, ma il confronto con la situazione degli Stati Uniti non può che aiutarci a riflettere e, forse, a giocare d’anticipo.

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